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Archive for category: Social Media

Il costo di un profilo falso su Facebook

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Sono ormai alcuni anni che i Social Media sono presenti nella nostra vita quotidiana (tanto che ormai mi chiedo quanto senso abbia parlare ancora di “New” Media), ma nonostante questo l’uso consapevole da parte delle aziende, delle associazioni e delle persone non è così diffuso. Prendiamo ad esempio l’uso dei profili personali usati al posto delle pagine per le persone giuridiche, un fenomeno ancora tristemente e largamente diffuso: dal punto di vista economico si rischia qualcosa? Sì, vediamo esattamente cosa.

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I Fan su Facebook e la propensione all’acquisto

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Mentre si passano gli articoli sul proprio reader può capitare di leggere alcune ricerche dove si afferma in base ad interviste che i Fan di determinati brand, prodotti o servizi su Facebook tendono a spendere di più rispetto ai non fan. In alcuni casi questi paper vengono accolti con toni entusiasti: “Facebook funziona e il Social Media Marketing esiste, vedi? Le persone che diventano fan fanno conversazione e comprano di più!”. Fantastico. Cosa altro aggiungere?

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Facebook tra Dunbar e Fubar

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Facebook è il Social Network più famoso e popoloso del mondo (800 milioni di utenti nel mondo, 21 in Italia), Dunbar è uno studioso noto per aver determinato il numero massimo delle relazioni che un essere umano può gestire (circa 150), FUBAR è un acronimo che sta per ”fucked up beyond all recognition/any repair/all reason” (wikipedia): che cosa lega questi tre elementi? Semplice, la fitness di gruppo. Read more →

Degli Influencer: ovvero come si misura l’influenza online

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L’anno scorso uno dei principali argomenti di dibattito in rete era su quale fosse il ROI delle attività del web 2.0: oggi, nonostante questo tema sia ancora presente, l’attenzione si è focalizzata sull’influenza, sul potere degli influencer nei confronti dei propri followers e su come definire e misurare questo valore. Sono nate piattaforme che dichiarano di misurare questo valore, klout è la più famosa, ma esistono anche peerindex e followerwonk: ma funzionano? Misurano qualcosa? Esiste l’influenza?

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Ottimizzare il flusso dei contenuti su Twitter

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Durante il giorno, saltando tra diverso device,  dal feed reader leggo numerosi post e mi piace condividere e segnalare i contenuti che secondo me sono i più interessanti. Tuttavia, fino a qualche mese fa, avevo un problema di tempo: dovendo lavorare durante il giorno potevo condividere solo la mattina presto prima di prendere il treno o la sera tardi prima di andare a dormire. Ovviamente alle 6 di mattina e alle 23 non ci sono molte persone online e calcolando che la vita media di un tweet è di un paio d’ore nessuno vedeva le cose che pubblicavo. A questo punto ho girato un po’, ho smanettato e ho trovato la soluzione: integrare Google reader con ifttt, bufferapp e Tweriod. Adesso che ho rodato la soluzione per un po’ ve la racconto: se volete saltare la spiegazione c’è un grafico di sintesi nelle immagini. Read more →

Come si valuta il successo di una pagina su Facebook?

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Una delle domande ricorrenti e di cui spesso si parla è il valore di una pagina su Facebook: conta il numero di fan? Il numero di interazioni? La somma di like, condivisioni, tag?

Sinceramente non penso nessuna delle tre. Alcuni anni fa ero profondamente convinto che il valore del web 2.0 non fosse quantificabile ma, durante una settimana a San Francisco, un carissimo amico mi disse “Il fatto che tu non sappia misurarlo non significa che non possa essere misurato”. Due schiaffoni (morali) in Market Street ma che mi hanno spinto ad approfondire il tema e a rimettere in discussione le mie convinzioni. Read more →

Fare business intelligence con i Social Media

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Una delle domande ricorrenti sui Social Media (oltre a quella sul valore e sul ritorno) è “sì, belli, ma a cosa servono?”. Questa domanda è forse la più importante: solo decidendo il fine è possibile capire cosa misurare e come calcolare il ritorno. Diversamente da quello che molti credono, ovvero che siano piattaforme utili solo per fare conversazione, i social media sono strumenti che possono svolgere diverse funzioni: ad esempio business intelligence, ovvero la raccolta di informazioni strategiche sui propri concorrenti. Read more →

I commenti negativi e positivi sui Social Media

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A chiunque capiti di frequentare in maniera continuativa i Social Media sarà capitato di vedere come le persone parlino frequentemente di prodotti che acquistano e dei servizi che utilizzano: nella maggior parte dei casi però vediamo che le recensioni negative sono più frequenti di quelle positive. Chi si occupa di monitoraggio conosce bene questo problema: se c’è un problema le occorrenze negative si sprecano mentre in una situazione normale o buona si fa fatica a trovare qualche post o status update postivo.

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Tra Facebook e Google

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Alcuni giorni fa è stato pubblicato un articolo dove ci si chiedeva se Google debba correre ai ripari dal momento che gli utenti spendono più tempo su Facebook che sul motore di ricerca di Mountain View. Mi è piaciuto molto l’analisi di Alessandra Farabegoli che ritiene giustamente errato comparare le due piattaforme sulla base del tempo speso (ed io sono perfettamente d’accordo).

 

Paragonare due entità così diverse è come mettere a confronto un cavallo e un cane: sono entrambi mammiferi, ma sono estremamente diversi tra loro non solo per la taglia (anche se esistono cavalli nani e cani giganti), ma soprattutto per la loro natura, per i loro comportamenti (ricordiamo che il cane è un predatore, il cavallo è una preda).

A questo punto vediamo di capire per quale ragione non è corretto valutare questi due Media usando come parametro il tempo speso.

La prima domanda alla quale dobbiamo dare risposta è: Google e Facebook hanno la stessa funzione?

Google è un motore di ricerca e quindi la sua funzione è indirizzare le persone verso le informazioni nel minor tempo possibile; Facebook è un Social Network, la sua affordance  è di mettere in contatto le persone facendo in modo che sviluppino delle relazioni e dei legami tra loro e, per questo, è necessario investire molto tempo. Vediamo quindi che da un lato abbiamo come obiettivo la diminuzione dei tempi, dall’altra l’aumento: paragonare quindi questi dati è interessante, ma privo di reale significato.

Da questo punto di vista è interessante vedere quali effetti ha Google Instant, la nuova modalità di ricerca sviluppata e implementata in questi giorni dal colosso di Montain View: secondo i produttori questa nuova modalità consentirà agli utenti di risparmiare 5 secondi per ogni ricerca (andando ad abbassare ulteriormente il tempo di permanenza su Google). Se analizziamo dal punto di vista del foraging vediamo come questo si ripercuota sul Gain (guadagno) per patch, dal momento che diminuisce il tempo speso tra un’oasi informativa  e l’altra (time between patch tB) e l’inclinazione di R (optimal Gain) aumenta.

La diminuzione del tempo tra le patch aumenta l'inclinazione di R e di conseguenza il tempo speso nella patch dimiuisce

Se lo confrontiamo con il diagramma dell’altra volta possiamo notare come al diminuire di tB (time between patch) diminuisca anche il tempo speso nelle oasi informative tW (time within patch): passiamo infatti da t1 a t2.  Volendo quindi azzardare una predizione possiamo affermare che con la diminuzione dei tempi della search di Google diminuirà il tempo che gli utenti saranno disposti a passare alla ricerca delle informazioni (solo il 47% degli utenti scende sotto la piega della SERP) e all’interno dei siti (che ricordiamo è già piuttosto basso: al massimo due minuti all’interno dei portali e 27 secondi su una pagina stando ai dati di Nielsen in Web Usability 2.0).

Il confronto delle variazioni di R al diminuire dei tempi between patch

A questo punto vediamo un ultima cosa: perché dovrei scegliere Google rispetto ad altri motori di ricerca? Proprio per il tempo che risparmio. Abbiamo parlato della diminuzione di tB (tempo di ricerca) e relativo aumento di R; ma l’aumento dell’inclinazione di del guadagno ottimale può avvenire anche se la patch è estremamente “nutriente”. Vediamo quindi in figura cosa succede se il aumenta la funzione di guadagno g(tW): il tempo speso nell’oasi diminuisce.

Aumentando la funzione di guadagno nella patch il tempo speso nell'oasi informativa diminuisce

Mettiamo adesso a confronto Google Instant (in viola) con un altro motore di ricerca (in azzurro): l’Istant Search rende Google molto più appetitoso di altri motori di ricerca.

Se tB è costante, vediamo come al cambiare della funzione di g diminuisca il tempo speso nelle patch

Tornando quindi al discorso iniziale abbiamo visto che paragonare il tempo speso su Facebook e Google sia fuorviante e sostanzialmente errato.Questo dovrebbe far porre l’attenzione anche su un altro particolare: quando facciamo delle attività online e prepariamo delle strategie ci concentriamo sui valori significativi o adottiamo degli indicatori privi di senso? Il caso classico è il numero di Fan (likers) su Facebook.

Il numero di likers non dovrebbe rappresentare, dal mio punto di vista, l’unico metro in base al quale valutare l’andamento della propria strategia di presenza online: se ho una pagina con 10.000 fan, e nessuno di questi interagisce o si relaziona in maniera significativa, potrebbe essere anche un gruppo vuoto e non cambierebbe nulla.

Cosa scegliere quindi come indicatore su Facebook? Dipende dagli obiettivi che ci siamo posti: aumentare le vendite? Migliorare il posizionamento? Conquistare un nuovo segmento? Marketing research?… In base a cosa vogliamo fare dovremo selezionare lo strumento più adatto (no, l’ascolto non è un obiettivo, ma uno strumento per raggiungere i proprio target) e, sempre in base a strumenti e scopi, selezioneremo gli indicatori per valutare il nostro operato.

Header image: Photo by Frank Gruber – http://flic.kr/p/kcP5q

Focalizzarsi sull’online e dimenticarsi del mondo

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Ogni tanto, soprattutto per quanto riguarda il marketing territoriale (ma mi sembra una tendenza generalizzata), osservo la tendenza a buttarsi in rete dimenticandosi del fatto che esiste un mondo fisico e che rappresenta il punto di partenza per le strategie di comunicazione. Kotler parla delle 4 P [product, Price, Place, People, Promotion (in realtà le P sono di più, ma per semplicità ci riferiremo solo alle quattro di base)] e spesso ci si focalizza sull’ultima, sulla Promotion, dimenticando qualche componente lungo la strada, soprattutto per quanto riguarda il Prodotto.

Ho la fortuna di vivere in un luogo meraviglioso (sul lago di Garda) e alcune settimane fa sono andato a visitare il parco Alto Garda e il museo che, a detta di alcuni amici, merita una visita per la qualità. Una visita sul sito e vediamo che vi sono sentieri da percorrere e per fare fotografie sembra il luogo ideale. Mentre percorriamo la strada vediamo un paesaggio veramente bellissimo, ma arrivati al museo è chiuso.

Io e la mia ragazza cerchiamo una mappa in modo da fare qualche sentiero: sono in vendita, dentro il museo. Proviamo a cercare un punto informazioni: chiuso. Perplessità anche tra gli altri turisti stranieri che cercavano informazioni. Per fortuna grazie all’iphone mi collego al sito del parco, abbiamo guardato i sentieri e con googlemaps siamo arrivati a destinazione.

Grazie a questa esperienza ho riflettuto sul marketing territoriale e sul fatto che, in alcuni casi, sono gli elementi base del marketing (che sembrerebbero ovvi) ad essere assenti.

Partiamo da tre considerazioni.

  1. Se sei una località turistica il tuo obiettivo principale è fare in modo che le persone vengano a visitare il luogo (fisico) e ne parlino bene (online e offline) in modo da aumentare il numero di turisti in visita.
  2. Per aumentare il passaparola è fondamentale che il luogo possa essere visitato: immagino che nessuno dei turisti abbia consigliato di visitare il parco Alto Garda ai propri amici (dato che non hanno trovato i sentieri e non sono entrati nel museo).
  3. Se decidi di mettere a pagamento le mappe (scelta che condivido) è necessario pensare a come risolvere il problema della chiusura del punto vendita.

Quindi:

1 – Product – Place : in questo caso le 2P sono strettamente legate in quanto il prodotto e il luogo in cui si acquista vanno a coincidere. Se consideriamo come prodotto l’ambiente, possiamo vedere come questo non sia direttamente controllabile dal piccolo comune (in quanto la tutela del paesaggio interessa diversi comuni e provincie), ma se consideriamo come Prodotto la piccola cittadina ecco che vediamo come vi siano alcune domande fondamentali alle quali bisogna dare risposta:

  • È facilmente raggiungibile?
  • I sentieri e le mappe sono facilmente accessibili?
  • Ci sono tutte le informazioni necessarie per scoprire il territorio?

A questo punto possiamo dare dei suggerimenti per migliorare il prodotto agendo direttamente sulla struttura della città:
- Inserire un cartello informativo multilingue in modo che anche i turisti Iglesi, Francesi o Tedeschi possano orientarsi e capire quali sono le attività che possono svolgere nella cittadina in modo che possano godere appieno dell’offerta.
- Dato che le persone non possono acquistare la mappa con i sentieri fuori orario e forse per una questione di costi non è possibile tenere aperto il museo più a lungo, bisogna creare dei cartelli in modo che le persone possano trovare i sentieri: una mappa generale (voi siete qui, i sentieri sono in questi luoghi, dovete prendere questa strada).
- Fare in modo che tutti i sentieri siano facilmente raggiungibile grazie alla segnaletica stradale chiara (in modo che i turisti non debbano usare googlemaps sul loro iPhone)

2 – Price: in questo caso si parla di beni gratuiti e la mappa rappresenta l’unico costo (2€) che mi sembra perfetto e non mi dilungherò su altri aspetti.

3 – Promotion: la parte online è già stata organizzata (in questo caso possiamo ipotizzare che l’identificazione del target sia già stata definita come: turista straniero [francese/tedesco/inglese], 35-45,sposato, due figli, reddito medio, media conoscenza della tecnologia e quindi il ricorso ad una pagina internet organizzata in maniera coerente rappresenta una scelta ottimale).

Se volete vedere quello che secondo me è l’apoteosi del Marketing Territoriale vi consiglio di dare un’occhiata al sito del l’Hochpustertal (Alta Pusteria): sono straordinari! Eccellente gestione delle presenze online (attività mirate su facebook, blog curato, gallerie su flickr e youtube che aggiungono valore all’esperienza e desiderio di conoscere, informazioni dettagliate su alberghi, ristoranti, applicazione per iphone…). Inoltre a tutto questo corrisponde un prodotto straordinario e un place organizzato perfettamente (cartelli in piazza per conoscere i sentieri, mappe gratuite e a pagamento, trasporto locale funzionante, passeggiate curate).

Mentre scrivevo il post ho deciso di controllare il sito del parco: adesso ci sono orari e prezzi, ma hanno tolto la mappa dei sentieri. Direi che il prossimo post sul marketing territoriale (e più in generale sul marketing) sarà dedicato ai siti.

Uno scatto fatto dal parco dell'Alto Garda

Una foto scattata durante la visita al parco