silhouette of boy running in body of water during sunset

Ritornare alla normalità?

All’annuncio della (nuova) chiusura di Palestre, Teatri, Cinema etc. ci sono rimasto male e ho iniziato a rimuginare e borbottare. C’era qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco: cosa mi dava veramente fastidio? Alla fine ci sono arrivato: l’idea che si possa tornare alla vecchia normalità e che a farne le spese sia chi invece è già cambiato.

Alla fine del lockdown ho ripreso ad allenarmi (come credo tutti i malati di Crossfit), ma non era come febbraio. Numero chiuso e limitato, distanziati, mascherine all’ingresso, sanificare mani prima di entrare, registro della temperatura, nessun assembramento, sanificare gli attrezzi alla fine. Ogni singola volta. Niente strette di mano o “bha-la-la-lala“. Nessuno scambio di attrezzi. Ogni singola volta.

Ma alla fine funzionava.

Due volte in questi mesi siamo usciti a cena (anche per celebrare la riapertura delle scuole: lo smart working è bello se non hai creature urlanti per casa, ma questa è un’altra storia). Non era come febbraio. Prenotazione obbligatoria, mascherine fino al tavolo, sanificazione mani all’ingresso, lontanissimi dagli altri (cosa che avrei apprezzato anche prima), menù con qr code (finalmente sono utili e diffusi). Ogni singola volta

Ma alla fine funzionava.

Ho colleghi che lavorano nel mondo dell’arte, dei live e dello spettacolo e anche li: situazione non rosea, ma riscrivendo profondamente il funzionamento, i processi e la gestione delle attività hanno trovato delle soluzioni abbastanza sostenibili e soprattutto sicure.

Poi parlo con colleghi che mi raccontano invece di un mondo che è tornato quello di prima:

  • l’emergenza è finita, torniamo tutti in ufficio.
  • il dramma è finito, torniamo tutti sui mezzi pubblici.
  • basta con la DAD fallimentare, torniamo finalmente in aula.

Il mio fastidio è proprio per questo: l’idea che si possa tornare alla situazione precedente.

Mi spiace: no, la normalità è quella di giugno (mascherine, distanza fisica, meno contatti possibili, più lavoro da remoto e smart, nuove soluzioni per la didattica) ed è con questo che dovremo convivere per i prossimi mesi o anni.

Non ti piace? Vorresti andare in giro senza mascherina?

Ma io non voglio cambiare, voglio tornare a fare la cose come prim…

Spero che il concetto sia chiaro.

Ma i bambini hanno bisogno di andare a scuola!

No. Hanno bisogno di socializzare e imparare. Con la DAD si possono fare cose egregie: se qualcuno pensa semplicemente di trasferire l’aula online facendo lezione frontale davanti a una telecamera ha sbagliato tutto. I bambini possono socializzare in altri modi? Certo, ma bisogna pensarci e riflettere, non si può replicare quello che si faceva prima.

Ma i dipendenti hanno bisogno dell’ufficio!

Al netto di chi veramente produce in un luogo, i professionisti del terziario avanzato (ok boomer) non devono andare in ufficio mediamente è un problema di management che non ha capito cosa è successo negli ultimi 40 anni. C’è da ripensare i team, i progetti, processi etc.

Il vero problema? Come direbbe un mio amico è che “Non è un cazzo facile”

Ripensare spazi, processi, persone è difficile: tornare indietro sarebbe bellissimo, ma non funziona e soprattutto non succederà (a tal proposito c’è un piccolo libro di management, molto USA: “Chi ha spostato il mio formaggio” – link al libro affiliato Amazon 1

C’è chi ha capito che il mondo è cambiato, ha iniziato a correre e si è adattato e chi invece spera tutto torni come prima. È questo che mi ha dato fastidio: chiudere chi ha iniziato a correre.

Note:

  1. I link affiliati sono dei link specifici che portano verso un determinato negozio e che riconoscono alla persona che ha condiviso il link una commissione: sto facendo alcuni esperimenti con il programma Affiliate di Amazon e il loro programma Influencer
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