Come fare le domande agli eventi (spiegato bene)

Ogni tanto partecipo ad alcuni eventi (a volte come relatore a volte come parte del pubblico) e uno dei grandi mali che affliggono le conferenze italiane sono le domande del pubblico: gli italiani mediamente non sono in grado di fare domande.

Cosa succede alla fine di un panel dove c’è momento di Q&A (le famigerate domande dal pubblico)? Si alza qualche mano e si verificano mediamente tre scenari

  • Allora io più che una domanda avevo una considerazione su quanto detto e.. [parte una filippica di 12 minuti].
  • Dunque, io mi chiedevo se, anche nella mia realtà, che è iniziata nel 1712 e ho fatto cose belle essendo leader di settore [parte un racconto di 12 minuti che si conclude con una domanda banale o inutile]
  • Mah, non c’entra nulla con il tuo intervento ma mi chiedevo se… [domanda completamente fuori fuoco rispetto al tema o all’intero evento]

La reazione media del pubblico e del relatore è la seguente

Ecco, in tutti questi casi emergono due cose: da un lato le persone non sono abituate a fare domande (e se questo è quanto fanno a un evento tenderei a dire che è un comportamento che attuano anche in altre circostanze) dall’altro ci si concentra su sé stessi e non sul relatore (12 minuti di considerazione/domanda – 30 secondi di risposta dal relatore).

Devo dire che questa difficoltà l’ho vista tantissimo nel nostro paese, mentre all’estero si registrano modi di porre le domande completamente diversi: da questo punto di vista io apprezzo molto gli USA.

Cosa succede nelle loro conferenze? Come fanno domande? Mediamente così:

  1. Ci si alza
  2. Salve
  3. sono Piero
  4. e sono un consulente:
  5. mi chiedevo come ti poni rispetto a x

Anche se è molto semplice aggiungo due o tre dettagli.

  • Onde evitare che il relatore inizi a cercare per la sala chi sta parlando, meglio farsi vedere
  • Per fare una domanda si saluta, un minimo di educazione
  • Ci si presenta. Probabilmente il relatore è stato introdotto, vi ha detto come si chiama, si è presentato: facciamolo anche noi (aiuterà anche il relatore a rivolgersi a noi)
  • Identifichiamo brevemente di cosa ci occupiamo o che lavoro facciamo. Questa informazione aiuterà il relatore a focalizzare la risposta e dirci quello che ci interessa, non a dirci qualcosa di estremamente generico.
  • È una conferenza, non una consulenza e il tempo è limitato. Se ci sono 10-15 minuti dedicate alle domande dal pubblico e 14 minuti passano in digressioni della persona, non avanza tempo per fornire una risposta. In seconda battuta è opportuno ricordare che il tempo è limitato e la risposta che potremo ricevere potrà avere una durata di circa 2-5 minuti: “come faccio un e-commerce?” non è una domanda sensata. Un’altra cosa particolarmente spiacevole è quando invece di una domanda ne vengono fatte due, tre, MILLE: ci sono altre persone, una domanda, si lascia il microfono, se c’è tempo e nessuno chiede possiamo alzare la mano e vedere se ci ripassano il microfono.

Per fare il percorso 1-4 bisogna avere un minimo di consapevolezza (su cosa facciamo) e soprattutto su quello che vogliamo chiedere o capire: mediamente le domande di 12 minuti indicano una discreta confusione su quello che si vuole chiedere o sapere. Prima di alzare la mano, 30 secondi su cosa si vuole chiedere e qual è il dubbio al quale vogliamo risposta: fatto questo procediamo con la domanda.

Ora, la mia speranza è che in futuro tutti, in riunione, agli eventi, durante i workshop, imparino a fare domande.

Tanti cuori.

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