Vibe gardening
Compri casa, evviva! C’è un grosso giardino con due grandi fichi, un ciliegio, un caco, un albicocco, un bellissimo nespolo… Hai i figli piccoli e pensi “dai, il terreno c’è: aggiungo qualche altra pianta…”.
Inizi a piantarne quattro un anno, quello dopo ne pianti altre sei, poi non conti. Oggi siamo a 52 da frutto, 13 piccoli frutti e un orto (no, non sono un’azienda agricola, continuo felicemente a fare consulenza in ambito organizzativo) e qui faccio una breve sintesi del percorso dal caos al vibe coding per la gestione delle piante (con qualche parallelismo con la componente organizzativa).
Però la frase “Braccia rubate all’agricoltura” potrebbe avere senso.
La storia in tre passi
Step 1: la crescita divertente
Come per tutte le cose il primo periodo è stata , oserei dire, “pura incoscienza” con nessuna struttura o ordine: vedi delle piante che ti piacciono, pensi a quali potrebbero piacere e procedi. Arriva il momento delle prime potature e chiedi al nonno di dirti cosa tagliare e speri di raccogliere dei frutti prima o poi.
Passa qualche anno e ti ritrovi con tante piante che vanno gestite, frutti a caso, ti dimentichi cosa hai piantato (precoce? tardiva? rossa? gialla?) e li è iniziata una ricerca di struttura e maggiore comprensione: per cui via di video youTube per capire meglio come funzioni il tutto.
Anche qui, con il senno di poi, ci sono le classiche lezioni (non fare le cose a caso, pensa bene e decidi cosa vuoi ottenere) più alcune che mi piacciono di più:
- Per quanto tu possa impegnarti, alcune cose hanno dei tempi fisiologici e naturali: anche se urli le piante non crescono più in fretta e, se non hai fatto le cose bene, devi aspettare almeno un anno.
- Pensa a lungo termine e fai una piccola cosa alla volta: non puoi impostare tutto in un anno, ma pensare su orizzonti temporali molto più lunghi
Per cui un mix di studio (sia sulla gestione delle piante che su cosa fare con tutta quella frutta perché è bello quando mangi tre, cinque, dieci nespole, ma quando hai 30kg che ci fai? Un po’ regali e poi cerchi di diventare cintura nera di marmellate), un mix di errori e azioni ti portano a capire che forse è il caso di sistematizzare questa situazione (che rischia di richiedere troppo tempo e non portare ai risultati sperati).
Poi arriva il 2022, con poca, poca, POCA acqua: a cosa ho dato da bere? Quando? Ok, serve struttura.
Step 2: organizzazione di base
A questo punto inizia la parte di analisi creando il Mirò del giardino 1 e nel 2023 faccio la prima board (prima che arrivassero le funzioni di gestione task, AI etc.)

Semplice, minimale (un minimo di legenda in modo da avere le stesse piante con gli stessi colori) e un paio di tabelle per la gestione di quelle due o tre cose fondamentali (trattamenti, potature, irrigazione, problemi).
Spartano, semplice, sicuramente non ottimale, ma un giusto trade-off tra quanto tempo potevo dedicare all’attività di gestione e l’effort di giardinaggio.
Anche qui cose sempre vere:
- Non puoi gestire quello che non vedi: con le piante è più facile che con il lavoro cognitivo, ma se non hai traccia dei lavori o di quello che hai in mente, dopo un anno è facile perderlo
Tra un video serale YouTube e l’altro, guardo magari se ci sono app per la gestione, ma alla fine non fanno quello che serve a me e, a questo punto, tanto vale continuare su Mirò: potrei fare cose low-code, ma lo sbattimento di sviluppo non è giustificato (o meglio, mi richiederebbe più tempo di quanto sia disposto a investire in questa cosa che è poi un relax rispetto alle attività digital e di consulenza).
Step 3: welcome vibe
Passa il tempo e da soluzioni Low-Code arrivano delle cose sempre più interessanti, fino superare il trade-off citato poco sopra: la costruzione di un’app custom richiede un investimento di tempo in linea con la mia disponibilità di tempo: oltretutto è il momento giusto, siamo in inverno e tra un po’ inizia il periodo di alcune potature.
Per cui si parte facendo la lista della spesa di cosa mi serve, cosa sarebbe bello, cosa devo fare… le basi per lo sviluppo prodotto insomma(senza arrivare a fare delle PRD 2, ma con le idee chiare).
Per cui elenco delle cose da fare, prioritizzazione e via:
- Claude: reverse interaction per verificare gli elementi (fammi delle domande per vedere se ho dimenticato qualcosa) e miglioramento dei requisiti
- Gemini e Nano Banana: creazione di una mappa stile acquarello (facciamo un passo oltre rispetto a un quadrato bianco usando le immagini di Google Maps come partenza)
- Bas44 – Lovable: “sviluppo”

Oggi ho la mia mappa con:
- Dashboard con panoramica (piante totali, dati generali, attività recenti)
- Mappa cone gestione delle piante da giardino con le icone personalizzate e stato di salute
- Mappa con gestione delle colture dell’orto
- Possibilità di gestione delle attività per singola pianta
- Calendari di vario tipo
Cosa mi sono portato a casa
Devo dire che è stato abbastanza divertente fare qualcosa di “leggero” rispetto al solito (realizzare “cose” in azienda) perché così ho potuto sperimentare alcune cose e mettere alla prova alcuni claim e fare alcune riflessioni.
Conosci il problema
Sembra ovvio, non lo è.
Ho costruito qualcosa di funzionale perché sapevo cosa volevo risolvere. Non in astratto, ma nel dettaglio e con anticipo (cosa voglio, cosa devo fare, cosa serve). Il punto di partenza non era “voglio fare un’app” ma “ho questo problema specifico e vorrei non doverci pensare ogni volta”.
Se volessi far usare questa app ad altri dovrei ricominciare da capo (concetti diversi): io non sarei più il mio cliente (uno dei peccati capitali).
Sul prodotto
Per fare queste cose decentemente devi saperne (anche) di sviluppo prodotto: decidere cosa serve davvero, cosa si può rimandare, cosa non va fatto anche se sembra facile farlo.
E attenzione: il fatto che aggiungere una funzionalità costi apparentemente solo un prompt aumenta il rischio, non lo riduce. La tentazione di inserire cose perché basta chiedere è reale, e porta esattamente dove porta sempre l’overengineering, un sistema più complicato che risolve peggio il problema originale.
Le cose vanno fatte se hanno senso, soprattutto quando sembra facile farle, forse proprio in quel momento.
Sul “saremo tutti sviluppatori”
Spoiler: no 3
Ci sono momenti in cui devi sapere cosa stai facendo: strutture dati, logica di autenticazione, gestione degli errori, sicurezza anche solo a livello base. Non è roba che si improvvisa con un prompt ben scritto, e il fatto che i tool attuali abbassino la soglia d’ingresso non significa che la soglia sia sparita.
Tenendo presente lo stato medio della digitalizzazione nelle aziende italiane (e lo vediamo tutti ogni giorno) siamo molto lontani da una diffusione strutturale di queste competenze. Il citizen developer è una figura reale e interessante, ma richiede un substrato che non si costruisce in un weekend.
Sulla governance: puoi farti del male da solo
Ognuno di noi ha problemi diversi, soprattutto in azienda: l’ideale è che ognuno costruisca i suoi strumenti per i suoi problemi. Ammettendo che ci siano le competenze, se ognuno costruisce i propri strumenti, con i propri accessi, i propri dati, la propria logica, chi governa tutto questo?
La risposta ottimistica è “ognuno è responsabile del suo”.
La risposta realistica è che i problemi non arrivano solo dall’esterno. Il rischio, sempre più spesso, è di attaccarsi da soli: qualche settimana fa un’azienda ha perso il proprio database per colpa di un agente AI che poi ha detto “scusa, hai ragione”.
I limiti come scelta
Mi sono messo deliberatamente sui piani free, per impormi dei limiti nelle richieste e nelle attività. Senza un tetto, la tentazione di usare lo strumento per qualsiasi cosa cresce proporzionalmente alla facilità d’uso e si finisce per usarlo male, tanto per usarlo.
La strategia è scegliere cosa NON fare.
C’è anche una questione di sostenibilità che trovo sottovalutata nel dibattito corrente: questi strumenti consumano (energia, risorse, infrastruttura). Usarli bene significa anche usarli quando ha senso, non per ogni micro-decisione che potremmo tranquillamente prendere da soli.
Commercializz-ANCHE NO
Me lo chiedono. La risposta breve è: non sono un mercato.
L’app funziona per me perché risolve il mio problema specifico, nel mio giardino, con le mie piante. Il moat è prossimo a zero, chiunque con lo stesso problema e la stessa voglia potrebbe rifarla. Non c’è niente di difficilmente replicabile.
Per farla seriamente dovrei gestirla seriamente: standard di sicurezza, supporto, evoluzione del prodotto nel tempo. Diventerebbe un lavoro, con tutto quello che comporta.
Poi ci sono tutta una serie di altre considerazioni, ma magari diventeranno un altro post, più serio e meno legato alla riflessione personale: ora però devo andare a fare la marmellata di Nespole che poi tocca alle albicocche.
Notes:
- voglio molto bene ad Excel, è la lingua franca delle aziende (provate a chiedere: ci sarà da qualche parte un file excel per fare qualunque cosa), ma avevo bisogno sia di vedere la disposizione che di elencare le attività e i problemi ↩
- Product Requirements Documents ↩
- Il mio modo preferito per rispondere a questa domanda nasce dagli amici Romani: SEEH, LALLERO ↩



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