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Archive for category: politica
Perché sono contro allo scudo fiscale
Chi è a favore può spiegare il perché nei commenti. Io sono contrario perché
- Non è chiaro quanti soldi torneranno: si parla di 300 miliardi, ma sono stime; inoltre non è prevedibile quanti di questi torneranno in Italia;
- Non è chiaro il ricavo: se non si sa quanto soldi torneranno non è possibile fare previsioni (tanto che Tremonti ha segnato come cifra simbolica un euro); ammettendo che tornino tutti e 300 miliardi il massimo che si ottiene sono 15 miliardi, ovviamente se tornano tutti, un ipotesi ridicola calcolando quanto è tornato in passato;
- S’incentiva l’evasione fiscale: sono anni che sentiamo dire che questo condono è l’ultimo, ma non è vero; s’incentiva ad evadere perché tanto prima o poi si fa il condono, sia esso edilizio o legato ai capitali esteri;
Io odio il populismo: Feltri, Brunetta, Brambilla, Berlsuconi
Ciò che mi irrita maggiormente sono le false dichiarazioni, parole vuote che non si traducono in nulla. Gesso sulla lavagna e fumo negli occhi: questo è per me il populismo; un’attività che piace non solo ai politici, ma soprattutto agli elettori, dai tempi di Socrate più disposti ad accettare i dolci da un pasticcere che le amare medicine da un medico: poco importa se sono solo i medicamenti a curare il paziente.
L’ultima proposta di Feltri è un esempio lampante di questa pratica così fastidiosa: l’invito a non pagare il canone rai in quanto tassa per pagare Santoro e agli altri programmi comunisti. Egli mente sapendo di mentire: il direttore di un giornale dovrebbe sapere che il canone non è legato alla fruizione dei programmi rai, ma è una tassa sul possesso di un apparecchio televisivo ( non affermare che “il canone è una sorta di tassa di possesso dell’apparecchio ” ). Oltretutto s’invita a disdire il canone affermando che non sarà possibile che vengano effettuati i controlli, quindi si potrà continuare a guardare la televisione non pagando le tasse.
Quello che sfugge è il significato profondo di questo balzello. Questa tassa permette alla rai di operare scelte di trasmissione che non potrebbero vedere la luce su una televisione commerciale: il pubblico può operare in perdita ed al servizio della comunità, il privato persegue giustamente il profitto e, se una trasmissione è utile, ma non genera ascolti, giustamente viene cassata.
Se siamo contrari ai soldi pubblici mi chiedo dove sia la crociata contro i finanziamenti ai giornali. O forse i soldi pubblici fanno comodo dato che i soli proventi dalle vendite non coprono le spese?
Altro caso è il ministro Brunetta, di cui condivido le idee sulla meritocrazie e sul limitare la piaga dell’assenteismo, ma che alla fine non è riuscito a concludere nulla, se non far parlare di se in molti e discutibili modi. Le sue famose norme “anti-fannulloni” sono finite con un nulla di fatto, abolite il 1 luglio: potete verificarlo voi stessi, andando qui all’articolo di legge 192/2009 e leggere l’articolo 17 comma 23.
Oppure le dichiarazioni del ministro Brambilla sul Corriere di oggi, dove afferma che criticare Berlusconi fa male al turismo (qui il link dal post di Gilioli), che si dimentica, a parer mio, come il problema del turismo italiano derivi da altri tre elementi:
• qualità dei servizi: non sono le bibite, i giochi in spiaggia e gli alberghi, ma possibilità di connessione gratuita, portali internet delle strutture costruiti secondo le linee guida dell’usabilita, facilità nel reperire le informazioni. Se il prodotto è scarso anche con la migliore pubblicità non porterà a risultati; “briglie d’oro non rendono migliore il cavallo” diceva Seneca;
• qualità del portale italiano nel fornire informazioni: italia.it è ben costruito, ma non tiene conto delle recenti ricerche che affermano come gli utenti non utilizzino i portali istituzionali per programmare le proprie vacanze, ma utilizzino blog e SN per avere informazioni su servizi ed alberghi. Costruire un portale che non permette di condividere, in quanto protetto do copyright, e che non permette i commenti è una bella borchure che viene sfogliata e gettata dopo 15 secondi;
• la pubblicità del paese e l’immagine che ne si ha è data dai comportamenti pubblici del presidente del consiglio, non dagli articoli che in Italia si scrivono su di lui.
Per concludere le affermazioni del Presidente del Consiglio, che alla festa di della Libertà ha detto come “oggi non c’è nessuno che avendo perso il posto di lavoro sia lasciato solo dallo
stato” mentre i dati parlano di come sia solo un disoccupato su cinque a ricevere sussidi.
Questa foto è di Joe Penniston
La Reputazione internazionale di Berlusconi
Non potendo fare le corna durante la foto istituzionale, dare del kapo a qualcuno, simulare di sparare a una gionalista, fare cucù ad Angela Merkel, farsi riprendere dalla Regina inglese o fare avanches a figure istituzionali, o altre simpatiche gaffe, il presidente del consiglio ha deciso di farsi notare con una mimica degna del migliore stereotipo italiano per salutare la First Lady americana. Michelle Obama ha salutato tutti i leader più importanti con un bacio sulla guancia, tranne uno, al quale ha dato ua stretta di mano in modo da tenerlo lontano….

La nostra credibilità internazionale è alle stelle. O alle stalle, non so, dipende a chi lo si chiede. Da notare, in foto, il volto sorridente del presidente Barack Obama nei conforonti della pantomima di Berlusconi. Potete guardare anche il video. Da un punto di vista comunicativo, analizzando la prossemica, il fatto che Obama si metta tra Michelle e Berlusconi è estremamente significativo, è una barriera per proteggere e tenere lontano un sogetto sgradito.
Elezioni Europee tra 2004 e 2009
Il PdL è il primo partito in Italia con il 35,5%, segue il PD con il 26,4%. Troviamo la Lega con un notevole 10,2%, IdV con 8% e UdC con il 6,5% a chiudere.
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Partito
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2004
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2009
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variazione
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variazione in %
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PD
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10.105.836
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8.004.786
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-2.101.050
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- 20,8 %
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PdL
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10.542.851
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10.801.410
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258.559
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+ 2,4 %
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Lega Nord
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1.613.506
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3.126.600
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1.513.094
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+ 93 %
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UDC
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1.914.726
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1.996.130
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81.404
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+ 4,1 %
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IdV
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695.179
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2.450.389
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1.755.210
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+ 252 %
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Il mio testamento biologico
Non vorrei che un domani sorgessero dei dubbi:
Io sottoscritto Piero Tagliapietra, nato a Desenzano del Garda (BS) il 21 aprile 1984, nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali, dispongo quanto segue.
Qualora fossi affetto:
da una malattia allo stadio terminale,
da una malattia o una lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile,
da una malattia implicante l’uso permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione,
non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.
Nelle predette ipotesi:
qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda ad opportuno trattamento analgesico pur consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;
qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto a idratazione o alimentazione artificiale;
qualora fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come infezioni respiratorie e urinarie, emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi trattamento terapeutico attivo, in particolare antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi.
Sempre nelle predette ipotesi:
Rifiuto qualsiasi forma di continuazione dell’esistenza dipendente da macchine.
Detto inoltre le seguenti disposizioni:
non richiedo alcuna assistenza religiosa;
il mio corpo può essere donato per trapianti;
il mio corpo può essere utilizzato per scopi scientifici e didattici.
Lo scopo principale di questo mio documento è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili ed eventualmente anche rifiutarle tutte, diritto che deve essere garantito anche quando avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito.
E questo al fine di evitare l’applicazione di terapie che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e di ritardare il sopravvenire della morte
Grazie a Fox per la segnalazione
La chiesa, gli omosessuali, Nietzsche e le tarantole
La chiesa (strano) si schiera contro il riconoscimento degli omosessuali e contro la depenalizzazione dell’omosessualità come reato perchè porterebbe a discriminare i paesi che discriminano (??????? Forse è per questo che durante la seconda guerra mondiale non si sono schierati contro la germania, avrebbero discirminato chi non discriminava gli ebrei).
Nietzsche ha un capitolo meraviglioso nel “Così parlò Zarathustra”, parte seconda, “Delle Tarantole”, le tarantole sono “predicatori dell’eguaglianza”: [...]<
“Gli uomini non sono euguali”. E neppure dovrebbero diventarlo! [...] La vita vuole edificare se stessa con pilastri e gradini” ed i gradini sono le differenze tra noi.
Se fossimo tutti uguali nessuno vorrebbe superare se stesso o si porebbe domande, ma rimarebbe nello stesso stato in cui si trova, nello status quo, a vegetare
Scontri in Grecia
Durante gli scontri tra gli studenti e la polizia ieri è stato ucciso un ragazzo di 15 anni.
Non so se definirla una tragedia: la perdita di una vita umana è sempre qualcosa di terribile, ma in questo caso non si tratta di un drammatico incidente: tre agenti in una camionetta vengono assaliti da trenta manifestanti con pietre e bastoni. Gli agenti si difendono.
Mi sembra di rivedere la stessa situazione avvenuta al g8 con Carlo Giuliani: si è gridato allo scandalo, ma il ragazzo stava lanciando un estintore contro degli agenti.
Se qualcuno vi lanciasse contro un estintore, o vi assalisse in massa con pietre e bastoni, minacciando voi ed i vostri amici, lo guardereste con un sorriso e cerchereste di parlargli o pensereste a come mettere in salvo voi ed i vostri cari?
Manifestare è legittimo, se si cerca lo scontro non ci si sorprenda se l’altro invece di rimanere passivo reagisce.
Non sono un sostenitore della polizia, provo disgusto per quanto avvenuto alla Diaz e per la sua sentenza: penso che ogni cosa vada vista per quello che è, senza farsi prendere da pregiudizi politici o di parte. Il male non è a sinistra o a destra, così come il bene, la legalità o l’intelligenza, si tratta solo di aprire gli occhi e decidere di guardare e capire.
La mia riforma universitaria 2.0
Forse sono pessimista, ma penso che oggi si sa dato il colpo di grazia all’università pubblica e in parte alla democrazia, rendendo il parlamento mero esecutore ed escludendolo da quella funzione di discussione e confronto che ritengo sia una delle sue prerogative più importanti.
Sono uno studente universitario che ormai è alla fine del suo 3+2, riforma che non ho condiviso e non condivido ora che l’ho subita, non condivido i tagli (la 133 non è una riforma, è solo una limitazione di risorse nei commi riguardanti lu’università, la ricerca e la scuola primaria).
Non sono contrario ad una riforma dell’università, anzi, penso che sia necessaria e doverosa e questa è la mia proposta: penso che criticare e basta sia troppo facile, facciamo anche qualcosa di propositivo.
Le linee guida della mia riforma sono trasparenza, meritocrazia e ciriteri di valutazioni internazionali ed oggettivi, così da ridurre gli sperchi e le baronie universitarie.
1) Analisi dell’università italiana. Come tutti i progetti una riforma strutturale non può che partire da un analisi seria: quanti studenti ci sono in Italia? come sono divisi per facoltà? quanti sono quelli in corso? quanti i fuori corso? quante sedi universitarie ci sono? quali sono i servizi che le università offrono? Tutti questi dati al momento non esistono (molti dei famigerati corsi con una persona sbandierati in questi giorni non sono aggiornati, sono dati vecchi ed inesatti), solo partendo da questi dati una riforma efficacie e strutturale è possibile.
2)Stabilire parametri di valutazione oggettivi internazionali. La valutazione dell’università, dei docenti e dei ricercatori deve basarsi su criteri oggettivi, validi a livello internazionale dove la meritocrazia sia fondamentale. La trasparenza deve essere un elemento fondamentale, in modo da eliminare le famigerate baronie: risultati e concorsi devono essere consultabili on line e chiari ed espliciti devono essere qualifiche per l’accesso ai concorsi e per le assegnazioni dei bandi di ricerca e delle cattedere. (Chiedo ai docenti ed ai ricercatori di fornire questi parametri poichè più informati di me)
3) Meritocrazia. L’anzianità come modalità di carriera deve essere abbandonato. Gli inetti possono essere sia giovani che anziani: se un professore è anziano, ma lucido e bravissimo nel suo lavoro non vedo perchè debba abbandonare il suo posto, viceversa se un professore non sa fare il suo lavoro, indipendentemente dall’età, verrà sostituito dove possibile da un altro, possibilmente giovane. I criteri meritocratici devono anch’essi essere internazionali e trasparenti (valutazione oggettiva delle opere scientifiche, criteri bibliometrici internazionali per esempio);
4)Stabilire parametri d’assegnazione dei fondi. I fondi statali non sono illimitati, ma per fare in modo che quel poco che c’è sia utilizzato efficaciemente, in base ai parametri ed ai risultati conseguiti i fondi vengono assegnati o ridotti. Anche in questo caso i criteri di assegnazione o riduzione devono essere trasparenti e basati su criteri oggettivi.
5) Possibiltà di passaggio a fondazione con vincoli. Dato il numero di fondi esigui una partecipazione dei privati si rende necessaria soprattutto per il finanziamento della ricerca. Il passaggio delle università a fondazioni deve essere comunque sottoposto a vincoli relativi alle tasse universitarie a carico degli studenti modulando le tasse in base al reddito (se qualche studente di economia volesse fornire dei parametri….)
Penso sia un buon punto di partenza, se avete altri suggerimenti per la mia riforma sono aperto al confronto, anzi, mi piacerebbero che ci fossero proposte integrative: riforma 2.0.
Rifoma e dimissione dei rettori
Da Polisblog
Roberto Profumo, Magnifico Rettore del Politecnico di Torino, si dice pronto alle dimissioni se il Governo non cambia rotta in materia di riforme e tagli all’Università. In un’intervista a La Stampa, quotidiano della sua città, Profumo lancia parole al veleno: “Se il governo non cambierà strada, convocando i rettori, ritirando tagli insostenibili a aprendo la via a una seria riforma delle università, non potrò che dimettermi, insieme agli altri rettori italiani. Ne abbiamo parlato, siamo tutti d’accordo”.
Qui sta il punto caldo delle dichiarazioni di Profumo. Già perchè non sarebbe un’iziativa personale del Rettore di uno dei tre Politecnici d’Italia, ma la decisione sembra presa di comune d’accordo con i colleghi “Magnifici”. Infatti Enrico Decleva, Rettore della Statale di Milano, conferma: “Non potremo fare altro. La Finanziaria infligge alle università un colpo mortale”
L’analisi e la previsione dei tagli fatta da Profumo giustifica da sola le sue parole: “Al Politecnico, partendo da 114 milioni attesi dallo Stato per il 2009, il fondo di finanziamento ordinario calerà a 103 milioni nel 2010, 92 nel 2011 e 90 nel 2012. Peccato che già nel 2008 la spesa per gli stipendi del personale supererà i 99 milioni. Per far fronte agli scatti stipendiali e all’inflazione, i fondi dovrebbero invece crescere del 5% l’anno”.
Non riporto il resto dell’intervista che potete leggere integralmente al link indicato sopra. Mi preme però riflettere sulle Parole di Profumo. Non più “studentelli comunisti”, non più “maestre e maestri che adesso è finita la pacchia”, ora l’allarme arriva dalle massime autorità accademiche. Non si tratta più di maestro unico e di grembiulini rosa e blu, qui c’è in ballo l’intero sistema universitario italiano.
Un sistema che si fonda su due pilastri: i fondi pubblici e i finanziamenti privati delle industrie. Il primo viene tagliato dal Governo, il secondo, che nel caso del Politecnico di Torino copre il 60% del bilancio (ma non per gli stipendi, ma solo per la ricerca dei nuovi progetti, dice sempre Profumo), quanto durerà?
Siamo proprio sicuri che nel pieno di una crisi finanziaria che devasta le aziende, quest’ultime avranno ancora voglia di investire nella ricerca e nei progetti universitari? E se viene tagliato anche il secondo pilastro, cosa succede?










