Pinocchio Store

Perché è sensato comprare finti follower e bot



Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate: ultima modifica: 14.11.12

Abbiamo parlato a lungo del problema dei bot, ma non abbiamo mai detto se questa sia una pratica assolutamente sbagliata o giusta. Molti articoli (si trovano facendo una semplice ricerca su Google) ritengono questa pratica assolutamente scorretta e sbagliata perché non porta valore per l’azienda e al business. Ma è davvero così? EDIT: ho cambiato il titolo da “corretto comprare” a “sensato comprare” dato che secondo alcune persone c’erano della ambiguità.

Partiamo da un assunto: non esistono tattiche assolutamente giuste o assolutamente sbagliate, ma dipende dal momento in cui vengono applicate. Se prendiamo i 36 stratagemmi o il più noto l’arte della guerra vediamo che le diverse strategie belliche non sono interscambiabili, ma dipendono dalle forze in campo, dalla situazione e dagli obiettivi che si vogliono perseguire. A questo punto, quando potrebbe essere sensato comprare dei finti follower o dei bot per gonfiare i numeri? E soprattutto perché?

Uno dei momenti più difficili all’interno dei Social Media è l’inizio, l’apertura del nuovo canale (pagina facebook, account twitter, etc.). In quei primi giorni devi riuscire ad emergere all’interno di un ecosistema estremamente affollato 1 e fare in modo che la tua community e/o i tuoi potenziali clienti scoprano la tua pagina. In questi primi momenti i community manager mettono like e invitano i parenti e gli amici, parte la newsletter e viene speso un po’ di budget in ADV in modo da far crescere la community.

L’obiettivo quindi di questa prima fase è chiaro: far crescere il numero delle persone che mettono like alla pagina in modo poi da poter interagire con loro e risparmiare su ricerche, promozioni, pubblicità e aumentare le vendite 2.

E qui sorge un problema: la sindrome da pagina vuota. Questo problema è conosciuto e si basa su un meccanismo preciso noto come il principio della prova sociale: In poche parole, secondo tale principio, uno dei mezzi che usiamo per decidere che cos’è giusto è cercare di scoprire che cosa gli altri considerano giusto 3. Questo principio è uno dei meccanismi inconsci che utilizziamo per riuscire a gestire la complessità: in modo da non dover pensare in ogni istante a cosa è giusto fare o a come dovremmo comportarci, molto semplicemente guardiamo cosa fanno gli altri e ci comportiamo di conseguenza. Anche online.

Il fatto che non ci siano like alla pagina o che i follower siano pochi potrebbe essere un elemento che influenza negativamente gli altri utenti. Se invece, anche apparentemente, ci sono già abbastanza persone che seguono quel determinato brand le persone saranno persuase più facilmente a fare altrettanto 4. Dato che la riprova sociale funziona meglio quando il numero di persone è consistente, comprare una piccola quantità di follower (o fan) può aiutare ad incrementare il numero di persone reali che spontaneamente mette like (o segue) la nostra pagina. Ovviamente è opportuno prendere delle precauzioni ed evitare di commettere degli errori.

  • Il numero deve essere basso: comprare in una singola soluzione 50.000 fan (magari per un prodotto di nicchia) rivela immediatamente l’inganno e questo vanifica lo stratagemma. Oltretutto potrebbero esserci ripercussioni negative sulla reputazione della marca: poche migliaia nelle prime settimane sono più che sufficienti. In questa fase i picchi nei trend d crescita possono essere giustificati dall’ADV, ma è meglio non esagerare: simulare una crescita organica è l’approccio corretto.
  • Non pesare l’engagement: se sono stati acquistati degli utenti fasulli la misurazione del tasso d’engagement (calcolata come numero di fan/numero di interazioni) risulta errata. È necessario ricordarsi di sottrarre al calcolo totale il numero dei fan o dei follower comprati. Bisogna tener presente che in eventuali analisi fatte da terzi l’engagement index risulterà più basso (e aver quindi pronta la risposta per il CMO o gli altri stakeholder di progetto).

A questo punto vediamo che comprare dei follower può avere senso, ma dov’è il vantaggio? In questo caso sto velocizzando un processo (aumento nel numero di membri genuini della community) e migliorando la performance dell’ADV (facendo aumentare il tasso di conversione). Dato che si parla di qualche dollaro la spesa può essere giustificata.

Esiste poi un secondo uso, meno interessante a mio avviso, ma che fa sempre leva sulla riprova sociale: comprare utenti in momenti successivi per diventare più persuasivi e influenti. È il meccanismo che molto spesso attuano politici e personaggi dello spettacolo: “compro un sacco di follower così faccio vedere che sono più importante!”. Non è un’idea sbagliata di fondo: l’unico problema è che su numeriche ampie è più difficile simulare la crescita organica (attenzione, non è impossibile) e che se l’inganno viene rivelato il trucco perde di efficacia (e i danni sono più consistenti). Simulare una crescita organica in una fase iniziale e giustificare picchi all’apertura di un presidio è semplice, spiegarli in una fase avanzata è più complesso.

Spendere qualche dollaro in follower non è sempre sbagliato 5, basta avere le idee chiare, conoscere gli obiettivi e le strategie e capire cosa misurare.

Featured image: Pinocchio Store – foto by fi_chince – http://flic.kr/p/6NXabM

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Note:

  1. Ovviamente la pagina ha la vanity url, le immagini sono corrette, sul sito sono apparse le icone social, il canale è già popolato da contenuti interessanti. Diciamo che lo scenario che descrivo si applica a una realtà piuttosto avanzata ed esperta nel campo dei Social Media
  2. Grossomodo una comunità sui Social Media serve a questo: “Tornando indietro ai primi giorni della storia del commercio, più un’azienda avesse trattato il cliente come un amico e più quel cliente avrebbe preferito fare affari proprio con quell’azienda. Più un negoziante avesse fatto sentire benvenuto il cliente, pi questi avrebbe raccomandato l’esperienza ad amici e parenti. Più le aziende avessero creato community di clienti, meno avrebbero avuto necessità di applicare sconti a prodotti e servizi per generare nuovo business” O. Blanchard, “Social Media ROI, Hoepli, 2011, p.5 Questo per me è uno dei migliori testi sul tema
  3. R. Cialdini, “Le armi della persuasione”, Giunti, 2010
  4. uso il termine persuasione con l’accezione di “far credere” mentre influenza come “far fare”
  5. Ho editato alcuni dei termini cambiando da “corretto” a “sensato” perché secondo alcune persone il termine era ambiguo. L’uso di “corretto” nel titolo del post è (era) legato per l’appunto a questa accezione, che non presenta errori. Sul fatto che sia giusto, morale o etico ovviamente la decisione spetta al singolo
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