Era proprio necessario scrivere un altro libro sulla gestione dei Progetti Digitali? Non c’erano abbastanza testi sul Project Management? Secondo me no, soprattutto in ambito Digital e Comunicazione/Marketing.
Svelerai quindi i segreti per fare tutti i progetti digitali?
No: mi spiace, niente risposta sulla vita, l’universo e tutto quanto (tanto quella rimane 42).
Il tema principale del libro è proprio questo: non è possibile rispondere alla domanda “mi dai il metodo assoluto per fare il progetto x” perché non esistono due aziende, contesti, clienti e progetti uguali e quindi non è possibile dare delle indicazioni puntuali su come fare esattamente lo sviluppo di un sito o una campagna adwords.
Ovvio che si possono dare varie opzioni che possono essere adattate allo specifico contesto aziendale.
Ma quindi è meglio Waterfall, Scrum o Kanban o Lean Startup? Nessuno ed è qui che entra in gioco il libro.
Chi si occupa dei progetti oggi (e soprattutto di quelli in ambito Digital) a mio avviso deve conoscere tutte le metodologie e scegliere quella che potrebbe funzionare meglio (anche se possiamo già sbilanciarci sul fatto che probabilmente Agile e Lean sono le due famiglie più utili).
Si tratta quindi di adottare quello che si chiama un “Agile Mindset” e di non erigersi ad araldi di un metodo, ma di scegliere quello che consente di generare il maggior valore in quel contesto specifico
The goal of project management is to produce Business Value in the best possible way given the current environment. It odes not matter if that way is agile or predictive. The question to ask is “How we can be most successful?”
Per cui nel libro parlo tanto di filosofia (che è alla base di tutto: ricordiamoci la famosissima frase di Druker “Culture eats strategy for breakfast” ) della gestione e cerco di dare una prima panoramica sui vari approcci (Predittivi, Iterativi, Incrementali, Agili e Ibridi) in modo che si riesca:
- a capire meglio il proprio ambiente lavorativo
- identificare e mappare i propri progetti per scegliere approcci ed evoluzioni
- sviluppare una cultura del progetto e del Project Management
- scegliere quale metodo, famiglia e approcci approfondire
Perché leggerlo? Può servire anche a me?
Tutti noi gestiamo progetti e stiamo andando verso una Project Economy: per cui avere una rapida idea di cosa vuol dire gestire un progetto e del perché aggi si parla tanto di Agile, Scrum, Lean e Kanban (che non è Trello) per me è una competenza fondamentale.
Oltretutto ognuno di noi gestisce progetti e organizzare male l’attività significa avere persone poco motivate e non riuscire a fare il progetto o non rispettare i vincoli o ridurre i margini sul progetto (o addirittura andare in perdita).
Per cui il libro serve anche a capire cosa è cambiato il Project Management negli ultimi 25 anni (da una visione ancora meccanicistica ad una più legata alla complessità e ad una visione che potremmo definire quasi Olivettiana) e come possiamo organizzare le nostre attività.
Non troverai però la soluzione migliore a livello di tool (È meglio Asana, Wricke, Monday, MS Projects, Bitrix, Miro, Kanbantool, Kananizer, Mural….), ma il processo per arrivare a trovare da solo la risposta .
Ok, dove lo trovo?
Il libro è edito Franco Angeli e qui puoi leggerne un estratto: puoi prenderlo su Amazon o da qualunque altro store o negozio fisico: sarà disponibile dal 5 marzo.
Gestire progetti digitali
/in Comunicare stanca, Project Management/by pierotagliaEra proprio necessario scrivere un altro libro sulla gestione dei Progetti Digitali? Non c’erano abbastanza testi sul Project Management? Secondo me no, soprattutto in ambito Digital e Comunicazione/Marketing.
Svelerai quindi i segreti per fare tutti i progetti digitali?
No: mi spiace, niente risposta sulla vita, l’universo e tutto quanto (tanto quella rimane 42).
Il tema principale del libro è proprio questo: non è possibile rispondere alla domanda “mi dai il metodo assoluto per fare il progetto x” perché non esistono due aziende, contesti, clienti e progetti uguali e quindi non è possibile dare delle indicazioni puntuali su come fare esattamente lo sviluppo di un sito o una campagna adwords.
Ovvio che si possono dare varie opzioni che possono essere adattate allo specifico contesto aziendale.
Ma quindi è meglio Waterfall, Scrum o Kanban o Lean Startup? Nessuno ed è qui che entra in gioco il libro.
Chi si occupa dei progetti oggi (e soprattutto di quelli in ambito Digital) a mio avviso deve conoscere tutte le metodologie e scegliere quella che potrebbe funzionare meglio (anche se possiamo già sbilanciarci sul fatto che probabilmente Agile e Lean sono le due famiglie più utili).
Si tratta quindi di adottare quello che si chiama un “Agile Mindset” e di non erigersi ad araldi di un metodo, ma di scegliere quello che consente di generare il maggior valore in quel contesto specifico
Per cui nel libro parlo tanto di filosofia (che è alla base di tutto: ricordiamoci la famosissima frase di Druker “Culture eats strategy for breakfast” ) della gestione e cerco di dare una prima panoramica sui vari approcci (Predittivi, Iterativi, Incrementali, Agili e Ibridi) in modo che si riesca:
Perché leggerlo? Può servire anche a me?
Tutti noi gestiamo progetti e stiamo andando verso una Project Economy: per cui avere una rapida idea di cosa vuol dire gestire un progetto e del perché aggi si parla tanto di Agile, Scrum, Lean e Kanban (che non è Trello) per me è una competenza fondamentale.
Oltretutto ognuno di noi gestisce progetti e organizzare male l’attività significa avere persone poco motivate 2 e non riuscire a fare il progetto o non rispettare i vincoli o ridurre i margini sul progetto (o addirittura andare in perdita).
Per cui il libro serve anche a capire cosa è cambiato il Project Management negli ultimi 25 anni (da una visione ancora meccanicistica ad una più legata alla complessità e ad una visione che potremmo definire quasi Olivettiana) e come possiamo organizzare le nostre attività.
Non troverai però la soluzione migliore a livello di tool (È meglio Asana, Wricke, Monday, MS Projects, Bitrix, Miro, Kanbantool, Kananizer, Mural….), ma il processo per arrivare a trovare da solo la risposta .
Ok, dove lo trovo?
Il libro è edito Franco Angeli e qui puoi leggerne un estratto: puoi prenderlo su Amazon o da qualunque altro store o negozio fisico: sarà disponibile dal 5 marzo.
Note:
Come fare le domande agli eventi (spiegato bene)
/in Comunicare stanca, Comunicazione/by pierotagliaOgni tanto partecipo ad alcuni eventi (a volte come relatore a volte come parte del pubblico) e uno dei grandi mali che affliggono le conferenze italiane sono le domande del pubblico: gli italiani mediamente non sono in grado di fare domande.
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E quindi questo 2017? Continuo così, grazie
/in Comunicare stanca/by pierotagliaFebbraio 2018 inoltrato e finalmente riesco a sistemare quello che doveva essere il “post” bilancio 2017: direi che già questo racconta un sacco di cose sull’anno passato e anche su quello che si prospetta essere il 2018. In poche parole intenso, di corsa, pieno di cose belle e con alcuni sprazzi di equilibrio.
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Gli Influencer spiegati bene
/in Analisi della comunicazione, Comunicare stanca/by pierotagliaIn questo periodo, oltre ai fiori sugli alberi, sono spuntati una serie di articoli e post sugli Influencer il cui contenuti (volendo mantenere un inglese distacco) sono vagamente discutibili e nei quali emerge una conoscenza non sempre profonda del tema. Per cui, nella speranza di fare un po’ di chiarezza e non vedere l’anno prossimo rispuntare altri articoli con le medesime riflessioni, riprendiamo alcuni concetti base.
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Due parole su Buzzoole
/in Comunicare stanca/by pierotagliaIn questi giorni ho letto l’ennesimo post relativo a Influencer Marketing e l’etica della persuasione commerciale: in teoria nulla di nuovo sotto il sole, ma sinceramente credo che sia il caso di fare un po’ di ordine e chiamare le cose con il loro nome. Se ti pago per partecipare a una campagna di comunicazione è ADV e come tale andrebbe dichiarato.
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Melegatti: l’inutilità delle polemiche sul nulla
/in Comunicare stanca/by pierotagliaIn questi giorni si è parlato molto di Melegatti sui Social Media e dopo aver letto buona parte delle discussioni ritengo fondamentale ribadire alcune cose: bisognerebbe smetterla di chiamare qualunque cosa fail, ignorare chi cerca di fare polemica sul nulla e rimettere al giusto posto i Social Media.
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Influencer Marketing: è ancora una novità?
/in Comunicare stanca/by pierotagliaIn questi mesi sono stati pubblicati dei post interessanti sul tema degli Influencer: penso a quello di @skande (L’influencer marketing sta per affermarsi anche in Italia) e di @rudybandiera (Il Teorema del Triplo win: win-win-win e influencer marketing) o di @gluca (Benvenute, Pay Digital PR). Tuttavia una cosa mi lascia insoddisfatto: il fatto che ancora “si inizi” a parlare di Influencer Marketing o che questo si stia affermando e non si vada verso una maturità.
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Qualche considerazione su Expo e un paio di consigli
/in Riflessioni personali, viaggi/by pierotagliaLo scorso fine settimana ho visitato Expo e per due giorni ho girato tra stand, esposizioni e paesi. Devo dire che sono alquanto soddisfatto di quello che ho visto e fatto e volevo dare qualche consiglio.
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I limiti dell’influencer marketing
/in Analisi della comunicazione, Comunicare stanca/by pierotagliaS’inizia anche in Italia a discutere di Influencer Marketing: tra i vari elementi di discussione che si potrebbero affrontare (perché non è corretto parlare di Influencer Marketing, perché la discussione andrebbe impostata in maniera differente, quali sono gli scenari attuali e futuri) vorrei concentrarmi su un punto fondante sul quale c’è una discreta confusione: i limiti delle attività con gli Influencer.
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Cookie e tutela della privacy: lo stai facendo male
/in Analisi della comunicazione, Comunicare stanca/by pierotagliaCi sono momenti in cui vedi delle cose stupide, ma talmente stupide, da provocarti una sorta di dolore fisico. Mentre scuoti la testa, ti chiedi come sia possibile arrivare a una decisione di questo tipo: come si fa a voler proteggere la riservatezza degli utenti, i loro dati e partorire una cosa come la Cookie Law che va nella direzione opposta?
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