Target: vita, morte e resurrezione



Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate: ultima modifica: 1.08.14

Stavo per scrivere un post negativo, di critica, di quelli che portano tanti click (piccola curiosità: i post negativi portano molti più traffico di quelli positivi perché l’arousal per le emozioni negative è più bassa di quello per le emozioni positive), ma nel pieno spirito costruttivo dell’iniziativa di Matteo Flora “smetti di criticcare” ho deciso di fare uno positivo. Avrò meno traffico, ma me ne farò una ragione.

Il marketing è morto, il target è morto, insomma stanno morendo tutti: una strage. In realtà mi sembra che stiano morendo questi termini solo per chi non li conosce davvero (o li usa in maniera impropria).

Dato che già Roberto Venturini ha spiegato perché il Marketing sta bene ed è tutt’altro che morto(anche se spesso è usato come sinonimo di Pubblicità) andiamo a scoprire che cosa vuol dire target e perché anche questo termine non è defunto.

Un target è un gruppo di persone verso il quale io indirizzo la mia comunicazione.

È piuttosto semplice: elaboro dei messaggi indirizzati per parlare/persuadere/convincere un certo gruppo di persone. Il fatto che poi la mia attività di comunicazione sia unidirezionale o bidirezionale non ha a che vedere con il concetto di target.

Quindi abbiamo teoricamente e sommariamente:

  • pubblico (insieme eterogeneo e indistinto). Esempio: gli utenti su Facebook sono un pubblico
  • gruppi (persone accomunate da alcuni elementi). Esempio: gli utenti interessati a certi argomenti 1
  • target (gruppi selezionati). Esempio: gli utenti interessati a quell’argomento

pubblico gruppi target

Quindi il concetto di target è neutro: non è legato a modalità di comunicazioni unidirezionali, anzi, a mio avviso è esattamente il contrario.

Quando scriviamo per qualcuno, che cosa facciamo (spesso a livello inconscio)? Creiamo una rappresentazione del nostro interlocutore e scriviamo per lui (il lettore modello, gioia di tutti gli studenti di semiotica) per comunicare e dialogare con lui in maniera più efficace.

Qualunque sia la mia attività di comunicazione, in ambito professionale, io sto sempre selezionando un certo gruppo di persone con  le quali comunicare. Per questo motivo “io non ho un target” è una delle frasi più false di sempre 2.

Un esempio banale? Se pubblichi update in Italiano stai selezionando un gruppo e ne stai escludendo altri… già così stai definendo come il tuo target siano le persone che parlano quella lingua.

Così come esiste “l’impossibilità di non comunicare”, uno degli assiomi della comunicazione, allo stesso modo ogni volta che creiamo una comunicazione stiamo creando un nuovo lettore modello e stiamo decidendo con chi parlare: stiamo selezionando un target.

Il fatto che il termine target sia usato male da alcune persone è “un problema loro”. Se per questo molte persone usano Engagement come sinonimo di Partecipation, Marketing come Advertising e  ROI come misura predittiva. Il fatto che alcune persone usino in maniera errata certi termini non è un problema del termine (anzi, è qualcosa che non dovrebbe succedere, in teoria, tra esperti di settore).

Quindi il target è vivo? Sì, sta benissimo e anzi, è uno dei concetti alla base di tutte le iniziative che riguardano i Social Media

The people who care are going to choose to listen. And by appealing to the people who care, it is way more likely that a company will be talked about.

Non è una frase mia è di Seth Godin 3

Per cui mi spiace, ma il marketing sta benissimo e continua a creare valore, il Target sta benissimo e riponde perfettamente alla sua funzione.

Poi, non vi piace “target” perché parlate agli utenti, anzi, orrore, alle persone? Certo, ma state selezionando le persone con cui parlare, per cui è un po’, come dire, a metà tra l’ingenuo e il finto vergine 4 .

Featured image: Photo by cliff1066™ – http://flic.kr/p/5Mf7xA

Piccola curiosità

Al 90% questo posto è stato dettato a Siri mentre guidavo l’altro giorno: il 10% sono aggiunte successive e correzioni ad alcuni termini (tipo ” sete Ghidini” invece di Seth Godin) 😀

Note:

  1. Il termine audience si riferisce storicamente agli ascoltatori di un certo programma, in alcuni casi si utilizza il termine “pubblici”, plurale, che identifica un cluster più ristretto rispetto al pubblico generale (ma usare pubblico e pubblici a mio avviso potrebbe generare ambiguità) e in altri quello di community (persone che condividono alcuni interessi e legami). Dipende molto dal tipo di sguardo che si decide di tenere.
  2. In realtà può essere contemporaneamente falsa, sbagliata o preoccupante al tempo stesso: in un caso stai mentendo, nel secondo non conosci il significato di target, nel terzo non sai cosa stai facendo
  3. Nello specifico questa è pubblicata in questa intervista, ma ritorna come concetto sia nei suoi libri che nei suoi post
  4. Poi, con un piccolo guizzo polemico. Egoismo indiretto o diretto, questo motiva le nostre azioni. E le aziende non sono “sui Social” per piacere, ma per fare business, ricordiamocelo 😉 Possono farlo sul lungo o sul breve periodo, informando o dialogando, in maniera unidirezionale o bidirezionale, però  se discuti tanto e nessuno compra i tuoi prodotti, dopo un po’, chiudi
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