Qualche considerazione su Expo e un paio di consigli



Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate: ultima modifica: 31.07.15

Lo scorso fine settimana ho visitato Expo e per due giorni ho girato tra stand, esposizioni e paesi. Devo dire che sono alquanto soddisfatto di quello che ho visto e fatto e volevo dare qualche consiglio.

Al momento abbiamo visitato: Padiglione Zero, Nepal, Brasile, Corea del Sud, Stand del Caffè, Olanda, Marocco, Israele, USA, Austria, Oman, Slow Food, Estonia, Russia, Supermercato del Futuro, New Holland, Zone Aride, Cirque du Soleil e Albero della Vita. Abbiamo ancora tanto da fare, ma un po’ di cose le abbiamo capite.

  1. Prima di tutto merita. Scindiamo le critiche sulla gestione, sui problemi vari da quello che poi è la manifestazione. A mio avviso, data la vicinanza e la comodità (da Desenzano puoi arrivare comodamente in treno o in auto) è un evento che richiede una visita (soprattutto se si lavora nel mondo della comunicazione e del marketing). Potrebbe non meritare se una persona si aspetta che il messaggio (Feed the planet, Energy for life) sia stato interpretato solo in un modo: alcuni paesi hanno dato una interpretazione particolare e altri stanno facendo soprattutto promozione sul loro paese.
  2. È necessario tanto tempo. Ci sono 54 stand: anche volendo fare il tutto molto velocemente minimo ci vogliono 30 minuti a paese (senza contare gli spostamenti, le pause e soprattutto alcune code). A mio avviso, se si vuole vedere tutto, sono necessari almeno tre giorni (poi ovviamente si possono fare dei tour specifici o mirati): oltretutto alcuni stand ed eventi meritano soprattutto la sera a causa degli spettacoli di luce. Da questo punto di vista il season pass è ottimale. Oltretutto per acquistarlo in loco abbiamo impiegato pochissimo tempo.
  3. Scarpe comode. In tre giorni abbiamo percorso circa 25 km a piedi (15 il primo giorno e 10 il secondo): il posto è decisamente grande, si cammina tra gli stand, alcuni stand (come quello del Brasile) richiedono di camminare sulle corde.
  4. Il cibo costa.  È una fiera, per cui nulla di nuovo o sconvolgente: oltretutto molti paesi si sono portati degli chef importanti. La buona notizia è che si può mangiare anche senza spendere un rene: le patatine del Belgio sono un ottimo investimento (4€), c’è il kebab nelle terre aride (3,50€), si può andare a fare la spesa nel Supermercato del Futuro. Inoltre all’interno distribuiscono una sorta di menù per fasce e i prezzi sono comunque esposti nei menù: non tutto merita.
  5. Ci sono le code. Alcuni stand possono richiedere fino a 60 minuti di attesa prima di poter entrare (l’emblema da questo punto di vista è lo stand del Giappone). È il caso di armarsi di pazienza o decidere di vedere solo quello che non ha coda.

Approfondisco brevemente i punti 1 e 2 perché strettamente collegati.

È sicuramente possibile fare le corse ed esaurire i padiglioni in poco tempo e girare tutto in 48 ore massimo: tuttavia per me ha poco senso soprattutto per chi lavora, come detto sopra, nel mondo della comunicazione e del marketing.

È infatti interessante studiare l’approccio dei differenti paesi al tema principale e vedere quali scelte sono state fatte:

  • in che modo è stato interpretato feed the planet?
  • come viene messo in scena?
  • come è gestito lo spazio?
  • come viene rappresentato il paese?
  • qual è il posizionamento raccontato?
  • come sono gestite le code e le esposizioni interne?
  • quali e quanto sono usati i Social Media?
  • che differenze ci sono tra gli stand della medesima area (espositiva e geografica)?

Ovvio che se si vuole fare un’analisi di questo tipo (e viverla quindi come se fosse una grande festa della comunicazione) è necessario prendersi un po’ di tempo.

Ad esempio sull’aspetto della messa in scena è interessante ragionare sui video (tutti, per ora, di altissima qualità), per quanto riguarda i Social Media è stimolante vedere quali vengono utilizzati e dove vengono posizionati gli inviti all’azione (ad esempio sulle patatine del Belgio).

Per cui fermarsi a riflettere sulle differenze tra la Corea del Sud e Israele è particolarmente stimolante, ma richiede tempo. A mio avviso questo è anche un ottimo modo per godersi Expo.

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